Tutti gli spettacoli di Piccoli Fuori si svolgeranno
nella sala Ex-Società Operaia
 
GIOVEDÌ 14 GIUGNO 2007

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Compagnia del Caffè Culturale La Ribalta
 
“L’ARTE DEL POETA –
MARINA CVETAEVA”
 
testi Fabrizio Parrini-Marina Cvetaeva
con Elena Biondi – Stefania Ometto
burattini Roberta Menini
ideazione scenica – adattamento - regia Stefania Ometto
 
recensione
Vent’anni fa incontrai Marina. All’inizio del mio teatro. Ha bussato ora alle mie tempie, tesse una robusta sottilissima ragnatela di magie - fatalmente. Chiedo di una Donna ad un poeta e lui mi risponde descrivendo “Marina dal passo di cometa”. Le voci e le melodie della mia amata antica Russia, Parigi infilata sotto il pastrano. Vedo come fossero ricordi, mi accordo e vibro. Le sedie, i miei lenzuoli ed il caleidoscopio mosso dai pensieri. La giostra gira illuminata - si dedica ad una vita in balia dei mutamenti in un tempo di mutamenti. La memoria, nell’immobilità di una stanza avvolta dalle nebbie della Poesia, nella voce è luce. Questo lavoro è dedicato a mia figlia.

Stefania Ometto
 
-------------------------------- ORE 22:45 -------------------------------

GINNUNGAGAPTEATRO 2006
 
LOR GA NA CRUR
 
testo antonin artaud
attore Paolo Spaziani
regia Letizia Corsini
 
recensione
Lor Ga Na Crur è una glossolalia di Artaud con cui abbiamo rititolato-criptato un suo testo terminale, situabile verso la metà del 1947, qualcosa di molto prossimo a Per farla finita con il giudizio di Dio, un poemetto relittuale dell‚Artaud più solitario, del cosiddetto periodo „materialista‰, uno dei suoi esiti più violenti, strenuo ed estremo regolamento dei conti con la metafisica occidentale. Artaud non perde più tempo a spiegarsi, a enucleare dei distinguo, agisce in assenza di tempo (mancano pochi mesi alla sua morte) e aggredisce direttamente uno degli elementi chiave di ciò che aborre (non era stato il gemello Nietzsche a mettere in connessione la prigionia, la morte con la nostra credenza nella grammatica?): Artaud aggredisce con una violenza inaudita lo statuto stesso della lingua come res di scambio universale, di spaccio di universali, come oggetto di comunicazione, gli è indifferente anche la pietosa menzogna della OEpoesia‚, non si tratta più di una lingua ma di una contro-lingua che recupera a se stessa ciò che le era stato catturato nei circuiti di svolta del simbolico, l‚emozione pura, il soprassalto del corpo. Glossolalìe, paragrammatismi, controsensi, inversioni sintattiche, sintagmi filosofici sminuzzati a colpi d‚ascia, uno jargon dell‚urlo, una lingua per cui non ci sono analisi decrittanti possibili perché può essere solo canto immemore senza melodia.