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E Vassili rammenta che cè
Nikita sdraiato sotto di lui e che è
caldo e vivo e gli pare di essere lui Nikita
e che Nikita sia lui e che la propia vita
non sia in lui ma in Nikita. Nikita
è vivo, dunque sono vivo anche io,
dice tra sé, pieno di esultanza.
E più nulla, da quel momento, vide,
udì, e sentì in questo mondo
Vassili Andrèic.
Brechunov, il ricco mercante al quale è
sempre riuscito tutto nella vita, non può
credere che un uomo come lui debba all'improvviso
morire, perché si è smarrito
una sera nella neve russa. "Non è
possibile". Abbandona la slitta e il
suo servitore Nikita già mezzo congelato,
fugge nella notte, gira in tondo, e torna
'per caso' alla slitta dove Nikita, mezzo
svestito e che non fa tante storie per morire,
sprofonda nel freddo della morte.
*
Questo racconto, come altri racconti più
famosi di Tolstòj (in particolare
La morte di Ivan Illic), ci parla del terrore
delluomo davanti alla morte. Questa
prova viene qui affrontata da due tipi duomini:
il padrone, Vassili Andrèic, uomo
arricchito, sicuro di sé, vanitoso,
nervoso, che non teme né Dio né
diavolo, e il servitore, Nikita, uomo umile,
paziente, sapiente, di un sapere popolare
messo a confronto continuamente con le durezze
della vita. Si trovano presi, per colpa
dellavidità del padrone, che
vuole raggiungere a tutti costi un villaggio
per concludere unaffare, in una spaventosa
tempesta di neve nella steppa russa.
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