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Fondazione Pontedera Teatro Associazione Teatro
Buti
Teatro Francesco di Bartolo Buti
Sala Ex Sala Società Operaia
B.M. KOLTES
GIORNO DI MORTE NELLA STORIA DI AMLETO
Traduzione Luca Scarlini
PRIMA NAZIONALE
Repliche dal 6 al 17 maggio - riposo lunedì
e martedì
Inizio spettacolo ore 21.30
Mercoledì 6 lo spettacolo sarà
preceduto dalla
conferenza spettacolo di Luca Scarlini
Il Bardo non cè: miraggi,
travisamenti, travestimenti shakesperiani
Ofelia è Chiara Argelli
Amleto è Gianni Buscarino
Gertrude è Giovanna Daddi
Claudio è Dario Marconcini
scena e costumi Leontina Collaceto
palcoscenico e luci Riccardo Gargiulo,
Valeria Foti, M. Cristina Fresia
foto Massimo Agus
realiz. costumi La Bottega delle Pulci
voci di Andrea Bacci, Andrea Balducci,
Annalisa Lari
sonoro Massimo Battaglini
aiuto regia Leontina Collaceto
Regia Dario Marconcini
Dario Marconcini presenta
l inedito testo di Koltes
mai rappresentato prima in Italia
Koltes uno dei più grandi
autori teatrali del secondo novecento è
conosciuto per i suoi testi da Combat de
negre et de chien a Roberto Zucco
molto meno per i suoi testi di esordio.
Questa è una piece mai rappresentata in
Italia e poco conosciuta anche nel suo paese di
origine.
E scritta dal giovane Koltes in un primo
periodo di creazione quando si confrontava con
i grandi classici ; qui non ne fa un esercizio
di stile anche se esso traspare in questa colta
cristallina scrittura nella quale ci sono già
tutti i germi di quella che sarà la sua
vena poetica che svilupperà nei suoi capolavori,
e cioè lemarginazione, la solitudine,
la perdita di identità.
Questi i grandi temi che si confrontano con la
storia conosciuta di Amleto con un effetto spesso
spiazzante.
Attraverso questo testo Koltes cerca il superamento
della cultura borghese, del meccanismo della famiglia
che fa esplodere con tutte le sue contraddizioni
e della società industriale quasi una sorta
di ricerca di nuovi miti.
Qui il mito originario dellAmleto, che è
un mito nordico basato sullincesto e sullassassinio
del padre, è ormai lontano, piuttosto è
la eterna commedia umana che si consuma allinterno
della famiglia e che la farsa tramuta in tragedia.
Tutta la pièce è attraversata da
unaria di follia, a cui si sottrae appena
Amleto, tanto che i personaggi tratteggiati da
Koltès sembrano dei malati della Salpetrière
che giocano a fare lAmleto di Shakespeare,
oppure dei borghesi che si rifugiano nel gioco
dellattore per sfuggire allimpatto
della vita di tutti i giorni.
Dario
Marconcini
Giorno di morte nella storia di Amleto
rivela lintenzione dellautore di individuare
le possibili coordinate proprie di un metalinguaggio
teatrale attraverso la scomposizione e ricomposizione
dei materiali letterari, teatrali e cinematografi
ci. Di qui la nostra scelta di giocare il pezzo
di Koltes nello spazio dellantica Società
Operaia di Buti, dove la scena è progettata
come un set cinematografi co che riproduce la
scansione architettonica dello spazio reale.
Allinterno del set sono collocate tre quinte
mobili memoria geometrico-narrativa del periatto
greco, la cui peculiarità si defi nisce
sia in funzione di una collocazione riconoscibile
rispetto al codice del palcoscenico, che per defi
nire tagli inaspettati e multipli propri dellinquadratura
cinematografica. Il pubblico -collocato su di
una bassa gradinata fissa e parallela al boccascena
che contiene il set- fruisce contemporaneamente
di una visione intrinseca al teatro allitaliana,
quanto a conti9nue fratture dellimmagine
e di conseguenza dellazione,
prodotte dai movimenti alienanti delle quinte.
Allinterno lattore con abiti costruiti
attraverso tagli e ritagli di pezze memorie
letterarie e di costume- produce la decomposizione
dei generi teatrali senza peraltro
mai pervenire allunivocità della
lettura.
Leontina
Collaceto
Il Bardo non cè: miraggi, travisamenti,
travestimenti shakesperiani
Conferenza-spettacolo di Luca Scarlini - 6
Aprile 2009 ore 21,15
William Shakespeare è
una presenza massiccia, corposa e circostanziata
nella nostra cultura, con links talvolta insospettabili
negli ambiti meno prevedibili.
Straordinario juke-box di storie, è, di
fatto, la migliore immagine del canone della letteratura
occidentale e resiste invariato, tornando in auge
a periodi alterni in contesti e per necessità
differenti. Rivisitare è operazione quotidiana;
tornare a un patrimonio già visto, già
sentito, già letto e trarne nuova vita
è un meccanismo, che pur da sempre esistente,
ora ha il pregio e il fascino di una tecnica prioritaria.
In tutto questo lautore di Amleto ha un
ruolo assolutamente centrale; non si contano infatti
le versioni di ogni genere tratte dal suo repertorio,
con una gamma di effetti e di propositi stilistici
praticamente infi nita. Luca Scarlini, il giorno
della prima, racconta con immagini e musiche nel
Teatro Francesco di Bartolo uno dei più
resistenti fantasmi culturali dOccidente
e la puntuale, micidiale riscrittura di Amleto
operata da un giovane Bernard-Marie Koltès.
Luca
Scarlini
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