
«Perché
qui sta il punto: se io mi annego deliberatamente, ciò implica
un atto; e un atto ha tre fasi: cioè agire, fare, mostrare; erga,
sè annegata deliberatamente».
HISTOIRE DE MA MORT è la riesumazione di Ofelia. E lei che,
raccontando la sua conclusiva uscita di scena dal regime di Elsinore,
ci introduce al senso di chi sceglie una fine volontaria e spettacolare
per andarsene da un governo oppressivo, che toglie la libertà e
le prospettive.
Ofelia ritorna per ripercorrere tre storie
nella Storia, tre colpi di scena tra milioni di altri.
3 ottobre 1931. Il poeta trentenne Lauro De Bosis muore disperso con il suo aereo nelle acque del Mediterraneo. Ha appena compiuto un volo su Roma, lanciando quattrocentomila volantini antifascisti. Sapeva di non avere carburante a sufficienza per il ritorno. Lascia HISTOIRE DE MA MORT, testamento politico-spirituale scritto la sera prima dellimpresa.
16 gennaio 1969. Lo studente Jan Palach si cosparge di benzina nella piazza più grande di Praga e si appicca il fuoco per protestare contro linvasione sovietica della Cecoslovacchia. Morirà tre giorni dopo, mentre altre torce umane annunciano il suicidio in nome della libertà del loro Paese.
27 gennaio 2002. Una donna, Wafa Idris, muore a ventisette anni in Jaffa Street, Gerusalemme ovest. Ha lasciato al Amari, uno dei campi profughi per Palestinesi, per farsi esplodere tra la gente a dieci chilometri da casa. Uccide un vecchio e ferisce alcune persone. È la prima donna kamikaze.
La scena è vuota. Due becchini ingaggiano una grottesca liaison con Ofelia rediviva. Ma non si può andare avanti con la commedia: si abbandonano i costumi, i trucchi, le battute. Si lascia spazio alla vera tragedia, ai veri suicidi. Solo microfoni e attori. La voce è il contraltare del corpo, la viva testimonianza di un lascito spirituale, di una storia, di sogni, di bisogni. Il microfono il mezzo a cui affidare un emblematico esercizio di prolungamento verso gli altri. Il dialogo è con se stessi, con il pubblico, con il video: è lultimo concerto della Fenice.
Oggi, a quasi ottantanni dal volo di De Bosis e da poco lontani da una dittatura italiana, a quarantanni dalla Primavera di Praga e dal gesto di Palach, a poche ore dallultimo kamikaze che si è fatto esplodere in qualche parte del mondo, a distanza e al riparo dal filtro mediatico possiamo assistere alla scena madre.