
Frammenti di Illuminazioni che aprono su una drammaturgia minore e sconosciuta
di Heiner Müller ponendo al centro linconscio.
La lingua di Müller si piega alle volontà del corpo dellattore
che dichiara la propria nudità di fronte al prorompere dellincubo.
I tre protagonisti di questi testi ci catapultano in un universo sensoriale
dove il teatro diventa rievocazione di verità nascoste allo stesso
essere umano.
Lattore cieco e legato braccia e piedi, impossibilitato ad agire nello
spazio, prigioniero delle proprie pulsioni si abbandona ad una violenza
linguistica, ad una parola sempre più feconda di dolore e rabbia.
Questi testi, piccole occasioni per Müller, al limite tra il teatro
e la poesia, divengono specchi per un nuovo percorso che vede il drammaturgo
tedesco, dopo il 1989, impegnato ancora in una sperimentazione tra teatro
e poesia, tra ritmo interiore e verso poetico.
Presentiamo questi testi come vere e proprie rivelazioni di un universo
sconosciuto che riporta la parola alla sua capacità pittorica ed
immaginifica.
Alessio Pizzech
La qualità registica di Pizzech, che conoscevo per un suo straordinario
«Processo ebbro» di Koltès, si vede non solo nella sobrietà
dellinsieme, nel legame quasi fisico tra materiale e immateriale (tra
attori e regista), nellintensità con cui i sogni si condensano.
Si vede nel rapporto subliminale tra prima e seconda parte, la prima tutta
orizzontale e la seconda tutta verticale, quasi una trascendentale croce.
Dalla recensione di Franco Cordelli sul Corriere della sera
Roma del 13 maggio 2008